Canton Ticino. L’arte per rilanciare la Valle di Blenio

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di Silvia Anna Barrilà.


Convertire una fabbrica dismessa in un luogo d’arte e integrare un piano di sviluppo immobiliare con una rinascita economica e sociale del territorio trainata dalla cultura. È il piano della Fondazione La Fabbrica del Cioccolato che a maggio 2016 ha iniziato la sua attività artistica all’interno dell’ex-complesso industriale Cima Norma di Torre-Dangio in Valle di Blenio. ArtEconomy24 ha intervistato Franco Marinotti, imprenditore già attivo in ambito artistico come gallerista e produttore di festival e film d’artista tra Lugano e Berlino e adesso vice-presidente e direttore artistico della Fondazione.
Qual è la storia della Fabbrica?
Fino agli anni 50-60 questo era un luogo d’eccellenza per la produzione del cioccolato; poi, a causa della crescente concorrenza, nel 1968 la fabbrica è stata chiusa. Intorno al 2010 la quasi totalità del pacchetto azionario della Cima Norma SA, proprietaria degli immobili, è stata ceduta dagli eredi Pagani ai coniugi Maria José e Marino Venturini, architetto che anni prima aveva convinto la proprietà a ristrutturare parte degli spazi convertendoli in loft. Due degli occupanti dei loft, Giovanni Casella Piazza e Stefano Dell’Orto, spinti dal desiderio di contribuire attivamente allo sviluppo socio-economico e territoriale della Valle di Blenio sostenendone l’economia, le tradizioni e la cultura locali, hanno deciso di acquisire dalla società l’immobile centrale di oltre 5.600 m2 di superficie utile, nel frattempo divenuto una proprietà condominiale, rinunciando però a intestarsi 2.700 m2, non adatti alla conversione in loft e indicando alla società la volontà che venisse destinata a scopo di interesse pubblico sotto forma di Fondazione. Casella Piazza e Dell’Orto si sono poi presi carico, insieme a me, della cura della fondazione culturale.
Che budget avete a disposizione?
Siamo partiti avendo a disposizione gli spazi e un capitale minimo donato da Casella Piazza e Dell’Orto e abbiamo iniziato la raccolta fondi cercando sia sponsor privati che finanziamenti istituzionali. Prevediamo un budget annuale di circa 450.000 franchi che include la realizzazione di sei mostre (circa 50.000 a mostra), eventi (altri 50.000 franchi) e i costi fissi relativi allo spazio (circa 80.000). Contiamo di raccogliere 300.000 franchi in sponsor tecnici e istituzionali e di ricavare 60.000 franchi dall’affitto degli spazi per conferenze e altri 90.000 dall’affitto di spazi per atelier e residenze d’artista in un pensionato adiacente alla fabbrica dove dormivano le operaie. Sono cifre minime – oggi organizzare una mostra costa tantissimo, in più in spazi come quelli che abbiamo – ma siamo solo agli inizi e questo business plan ci ha permesso di iniziare la raccolta fondi. In futuro il nostro budget sarà molto superiore. Inoltre abbiamo intenzione di realizzare bar e ristoranti gestiti da artisti e rilevare un ostello per gli amanti del turismo culturale.
Quali sono le ricadute sul territorio?
È un progetto dalla forte valenza politica, perché noi tendiamo a generare ricadute economiche su una valle che sta morendo. E non solo in termini di turismo. Pensiamo già solo all’indotto diretto che viene generato dall’attività espositiva grazie alla presenza in loco degli artisti che vengono a vivere qui per un mese per produrre le opere e allestire la mostra. Ci rivolgiamo esclusivamente a fornitori del luogo, anche se altrove potremmo magari risparmiare sui costi. Creiamo un’economia partecipativa in cui ognuno si sente parte del progetto. Inoltre portiamo qui artisti stranieri e creiamo interesse a livello internazionale per aprire una valle che è molto chiusa.
E come si inserisce in questo contesto il progetto immobiliare?
La superficie complessiva della zona industriale ammonta a 12.000 m2 e c‘è un grosso progetto di recupero da 5-6 milioni di franchi che ha riscontrato l‘interesse del cantone, il quale sta studiando come sostenerlo finanziariamente in base alla legge sullo sviluppo econimico della regione. Tale progetto e quello della Fondazione si integrano e si arricchiscono l’un l’altro. Non è un progetto speculativo, stiamo lavorando tutti a titolo gratuito, lo facciamo per amore della valle e per la volontà di rimettere in piedi una struttura in decadimento. Altrimenti il rischio è che arrivi qualcuno da fuori che si compra tutto senza fare lo sforzo di integrarsi con il territorio e che si perda così la cultura locale.
Dal punto di vista artistico, come si esplica il rapporto con il territorio?
Nelle prime mostre di Daniel González, Anna Galtarossa e Oliver Ressler abbiamo cercato di promuovere progetti fruibili per tutti. In programma c’è l’arrivo dell’artista multimediale israeliano Yuval Avital, che verrà a produrre video e fotografie nel contesto della valle, e dell’artista filmaker italiano Claudio Zulian, che produrrà un documentario sulla valle. A questo scopo l’artista allestirà un piccolo ufficio nella fabbrica dove la gente potrà venire a lasciare la propria testimonianza, le memorie e i desideri.


Fonte (con immagini): http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/art/cultura-tempo-libero/2016-09-08/canton-ticino-arte-rilanciare-093719.php?refresh_ce=1

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